Di cosa si tratta

 

La Settimana biblica di Capo Rizzuto (KR) ha come obiettivo l’ascolto della Parola di Dio in ascolto dell’uomo contemporaneo e dei suoi linguaggi. Promossa dal Settore di Apostolato Biblico della CEI dell’Ufficio Catechistico Nazionale –, si caratterizza infatti per l’attenzione a un approfondimento e a un annuncio della Parola che tenga conto dei linguaggi dell’uomo contemporaneo e si ponga in “ascolto” dell’ambiente comunicativo, affascinante e complesso, che lo circonda. Patrocinata da mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, e dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, è aperta a tutte le diocesi d’Italia e ha un marcato carattere interdisciplinare.

La terza edizione della Settimana avrà luogo anche quest’anno nell’incantevole scenario del parco marino di Capo Rizzuto (KR). Dal 5 al 10 luglio 2009, biblisti ed esperti del mondo della comunicazione vi si incontreranno, proponendo un dialogo aperto sul tema Pedagogie della Parola: l’emergenza educativa, tra universo biblico e cultura della comunicazione.

L’urgenza di una riflessione sull’argomento, soprattutto in considerazione delle sfide che si aprono nell’immediato futuro per il cammino della Chiesa italiana e universale, è fuor di dubbio: confermandosi ispirata dal principio-guida che ne informa anche l’indole e il metodo (l’impegno cioè ad “approfondire la Parola in ascolto dell’uomo contemporaneo”), la Settimana propone un frizzante scambio interdisciplinare tra voci e sensibilità diverse. Sono ancora una volta chiamati a confronto l’universo biblico e la pluralità dei contesti della comunicazione: alla luce di entrambi gli orizzonti – indissolubilmente concentrati attorno al fattore-uomo, alla sua esperienza del mondo, alla sua percezione di Dio – sarà prospettata l’urgenza di un “ascolto”: quello richiesto, con sempre maggior impellenza, da “una grande ‘emergenza educativa’, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita” (Benedetto XVI, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008).

In un’epoca che tende a dimenticare o fraintendere le priorità, le dinamiche, le responsabilità e gli obiettivi stessi dell’onere educativo, urge forse interrogarsi – magari a partire dal contesto delle “pedagogie bibliche” o da quello, variegato e non meno complesso, delle “pedagogie mediatiche” contemporanee – sui soggetti, gli spazi, i tempi, i metodi e le prospettive di un itinerario educativo orientato in senso cristiano. Esso – ricorda il Papa – interpella sempre la dimensione dell’annuncio e, proprio per questo, “assume un volto ben preciso: quello della trasmissione della fede alle nuove generazioni” (Discorso all’Assemblea generale della CEI, 29 maggio 2008).

Animatori biblici, catechisti, insegnanti, operatori della comunicazione, sacerdoti e seminaristi sono, come di consueto, tra i destinatari della Settimana. I temi sono di sicuro interesse: dalla pedagogia dell’Esodo alle pedagogie dell’itineranza nei new media; dalla paideia nella fede di Israele ai “nuovi maestri” con cui si confrontano oggi le giovani generazioni; dall’educazione al Regno dei vangeli e delle lettere all’educazione ai media; dalle sfide educative della pastorale al rapporto tra comunicazione ed educazione nella Chiesa italiana ai nostri giorni.

Nove i relatori: cinque biblisti e quattro esperti di comunicazione; tre i laboratori pomeridiani, finalizzati a guidare tutorialmente un approccio costruttivo alle pagine bibliche, non senza un’opportuna cornice ispirata direttamente al mondo delle comunicazioni; tre le serate a tema che, insieme all’escursione prevista per metà settimana, contribuiscono a garantire un clima distensivo allo svolgimento dei lavori; quotidiana, infine, l’esperienza – anch’essa a suo modo “tutoriale” – della lectio divina. Al saluto del Direttore dell’Ufficio Catechistico nazionale, don Guido Benzi, farà da pendant l’intervento di altre voci istituzionali della CEI: sono don Cesare Bissoli, Coordinatore del Settore Apostolato Biblico, e don Domenico Pompili, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali. A questi ultimi sarà affidato, in considerazione delle rispettive competenze, il compito di tastare il polso della Chiesa italiana circa le problematiche che saranno oggetto di studio durante la Settimana.

 

Così la Chiesa

 

Benedetto XVI,
Messaggio per la XXI GMG

Cari giovani, vi esorto ad acquistare dimestichezza con la Bibbia, a tenerla a portata di mano, perché sia per voi come una bussola che indica la strada da percorrere…

 

Costituzione dogmatica
Dei Verbum, n. 13

Le parole di Dio, espresse con lingue umane, si son fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo.


 

La Bibbia nella vita della Chiesa, n. 16 - Nota pastorale della CEI

La Scrittura è il libro di ieri e di oggi, luogo di vita in cui si rispecchiano le domande e le risposte, i dolori e le gioie, i dubbi e le certezze dell'uomo di ogni tempo; essa rappresenta la fonte di tanti eventi storici, artistici e culturali, vero patrimonio spirituale di tutta l'umanità. In un mondo alla ricerca di una vera comunicazione, ci viene incontro Dio con la sua Parola, per svelare verità e creare comunione.


 

Comunicazione e missione, n. 42 - Direttorio della CEI sulle comunicazioni sociali

Il dinamismo dell'ascolto e dell’annuncio richiede da un lato di far riferimento costante alla Parola originaria rivelata nelle Sacre Scritture e trasmessa nella tradizione vivente della Chiesa; dall’altro di conservare un’attenzione vigile e critica nei confronti delle possibilità e dei limiti delle forme comunicative proprie delle diverse epoche storiche e dei linguaggi adottati. Ogni parola che sgorga dal dialogo con Dio si fonda e si sviluppa sulla contemplazione della Parola fatta carne, del Verbo vivente in mezzo a noi.


 

Benedetto XVI, Discorso all’Assemblea generale della CEI, 29 maggio 2008

In Italia, come in molti altri Paesi, è fortemente avvertita quella che possiamo definire una vera e propria “emergenza educativa”. Quando, infatti, in una società e in una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado aggressivo, sembrano venir meno le certezze basilari, i valori e le speranze che danno un senso alla vita, si diffonde facilmente, tra i genitori come tra gli insegnanti, la tentazione di rinunciare al proprio compito, e ancor prima il rischio di non comprendere più quale sia il proprio ruolo e la propria missione.


 

Etica nelle Comunicazioni
Sociali, n. 25

Oggi tutti hanno bisogno di alcune forme di costante educazione ai media, sia per studio personale sia per poter partecipare a un programma organizzato o per entrambe le cose. Più che insegnare tecniche, l'educazione dei mezzi di comunicazione sociale, contribuisce a suscitare nelle persone il buon gusto e il veritiero giudizio morale. Si tratta di un aspetto di formazione della coscienza. Attraverso le sue scuole e i suoi programmi di formazione, la Chiesa dovrebbe offrire un'educazione in materia di media di questo tipo.


 

Benedetto XVI, Messaggio "I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio", n. 3

Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per “creare” gli eventi stessi. Questo pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con preoccupazione da molti Pastori. Proprio perché si tratta di realtà che incidono profondamente su tutte le dimensioni della vita umana (morale, intellettuale, religiosa, relazionale, affettiva, culturale), ponendo in gioco il bene della persona, occorre ribadire che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente praticabile. L’impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell’uomo contemporaneo pone pertanto questioni non eludibili, che attendono scelte e risposte non più rinviabili.


 

Comunicazione e missione, n. 73 - Direttorio della CEI sulle comunicazioni sociali

Tutti, e in particolare le nuove generazioni, dovranno essere in grado di interagire con l’universo dei media in modo critico e creativo, acquisendo una nuova “competenza mediale” per essere a pieno titolo cittadini di questo tempo. Ogni agenzia educativa dovrà farsi carico di questo compito: la famiglia, la parrocchia, la scuola, le associazioni.


 

Comunicazione e missione, n. 52 - Direttorio della CEI sulle comunicazioni sociali

L’educazione alla comunicazione e ai media non può esaurirsi nella conoscenza delle tecniche, ma deve saper leggere in profondità l’attualità sociale e culturale. Questa consapevolezza va messa al centro dei percorsi di formazione che vanno attivati nelle famiglie, nella scuola, nella parrocchia e nelle aggregazioni laicali. Di fronte a un simile compito formativo potremmo forse sentirci impreparati. L’impegno richiesto è senza dubbio notevole, ma è anche improrogabile. E va oltre la contingenza del momento per assumere la fisionomia di profilo permanente per l’identità e la missione della Chiesa.